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25 May 2012 01:36 GMT+2

Newsletter 2011, n. 4 - Index

Lettera-Notiziario n. 4 - 2011 Edizione Flash
Situazione del mercato mondiale al 31 settembre 2011 *


* Elaborata dall'Ente Studi e Analisi Sistema Competitivo di Fincantieri



LO STATO DELL'INDUSTRIA CANTIERISTICA EUROPEA


  • I primi nove mesi del 2011 chiudono con un volume di ordinativi (23,7 Mil.Tslc) identico a quello dello stesso periodo del 2010; l'anno era cominciato con un ritmo di domanda più sostenuto il cui vigore, tuttavia, è andato scemando nel corso dell'estate.
  • La domanda di navi è stata “selettiva”, ha riguardato soprattutto navi container di taglia molto grande, LNG, drillship e semisub tutte tipologie che per dimensione, complessità e valore, vedono i cantieri coreani meglio posizionati rispetto agli altri concorrenti. Per le navi da crociera sono stati perfezionati contratti per 6 unità, come l'anno scorso, ma corrispondenti a 14.691 LB contro i 20.894 LB del 2010, ovvero il mix di quest'anno, almeno per ora, comprende navi più piccole.
  • In valore, gli ordini mondiali ammontano a 62,8 Mldi$: il 34% riconducibile a drillship e semisub, il 27% a navi container ed un 6% alle navi da crociera.
  • Nel settore dei ferries, l'armamento europeo ha emesso 1 solo ordine per un mezzo di lunghezza media (tra i 100-150 m), nessuno per i ferry grandi. Eppure, alcune componenti della flotta, in particolare quella delle unità di media dimensione operanti in Mediterraneo presentano una elevata vetustà: in questa fascia il 61% della flotta (74 mezzi) ha superato i 30 anni.
  • In Italia, la vicenda Tirrenia ha visto l'assegnazione del ramo di azienda alla CIN-Compagnia Italiana di navigazione (società che riunisce gli interessi di Aponte, Manuel Grimaldi, Vincenzo Onorato), manca tuttavia il nullaosta dell'Antitrust Europea intenzionata ad aprire una indagine. Lo sbocco di questa vicenda dovrebbe accelerare il processo di razionalizzazione delle flotte.
  • Entro questo scenario di mercato caratterizzato da un livello di domanda insoddisfacente, la cantieristica Europea appare in profonda difficoltà: 137 cantieri su un totale di 193 presentano un rapporto tra portafoglio ordini e capacità produttiva annuale inferiore ad 1, ovvero hanno una prospettiva di lavoro inferiore all'anno, orizzonte temporale che li mette a rischio sopravvivenza. Tali cantieri rappresentano circa il 70% della capacità produttiva europea.
  • Di fatto, né la maggiore dimensione, né la specializzazione produttiva, né il sistema paese di appartenenza hanno messo al riparo da una crisi di domanda generalizzata; per quei pochi operatori che versano in una condizione migliore ha premiato piuttosto la maggiore competitività, efficienza produttiva e/o aggressività di prezzo.
  • La crisi può cambiare anche profondamente le geometrie competitive e comunque spingere alcuni operatori a tentare di entrare nelle nicchie che, benchè non immuni, sono state comunque più resistenti alla crisi. E' il caso delle navi da crociera. In Europa il cantiere tedesco Flensburger, leader nella costruzione di RoRo, sta proponendo progetti di day ferries ed expedition cruise. In Giappone Mitsubishi ha sottoscritto un MOA per la realizzazione di 2 navi da crociera per il brand AIDA del gruppo Carnival.
  • Un ingresso nel settore delle navi da crociera richiede un investimento iniziale difficile da ripagare, tuttavia una grande azienda come MHI può far leva per assorbire questo costo su un portafoglio prodotti / clienti favorevole rispetto ad altre realtà. Portafoglio che consente di beneficiare di contratti in valuta nazionale (basso rischio) e governativi quali sommergibili e destroyer (elevata redditività) che arrivano a coprire il 40% del fatturato futuro. A ciò si aggiunge l'implementazione di un programma di efficientamento e contenimento dei costi, incentrato anche sulla razionalizzazione della capacità produttiva in campo mercantile ed il taglio di 1.400 addetti tra il 2010 ed il 2015.
  • Nel settore delle navi militari nel periodo gennaio- settembre 2011, sono stati emessi ordini per 34 unità navali e 14,9 MldiEuro (28 unità e 2,8 MldiEuro nello stesso periodo del 2010). Una ripresa soltanto apparente perché nel dettaglio i programmi emessi dai paesi non completamente autonomi sono solo 2 per 3 unità e 1,6 MldiEuro di valore (3 programmi per 5 unità e 0,4 MlidiEuro di valore nel 2010) e con riguardo ai paesi autonomi, nessuna Marina Europea ha avviato nuovi programmi o continuato i vecchi. I maggiori programmi navali fanno capo soprattutto all'Asia (Cina ed India in particolare) e agli Stati Uniti.
  • Nello stesso periodo, in Europa si registra piuttosto l'emissione di ordini governativi (navi “speciali” da research vsl a RoRo, ecc.)che hanno alleviato pesanti situazioni di vuoto di lavoro di alcuni cantieri quali P +S Werften (Germania), Stx Finland - cantiere di Rauma, o comunque arricchito il portafoglio ordini come nel caso di Neptun Werft (Germania, gruppo Meyer Neptun).
  • Le maggiori aziende europee specializzate nel militare (BAE Systems, DCNS, Navantia) stanno tutte intraprendendo la strada della diversificazione, orientandosi verso il business delle energie rinnovabili (eolico, energia termica degli oceani, delle correnti marine).
  • Per quanto riguarda il mercato potenziale degli yachts, nonostante la crisi, il numero degli High Net Worth Individual - HNWI è ancora aumentato in termini di popolazione e ricchezza nel 2010. Tuttavia sta cambiando la distribuzione della ricchezza: il 53% degli HNWI è ancora oggi concentrato in USA, in Giappone e in Germania, ma l'aumento maggiore della popolazione e della ricchezza degli HNWI si è registrato nell'area Asia-Pacifico che ha superato per la prima volta l'Europa piazzandosi dopo gli USA. La crescita della ricchezza nelle economie emergenti ha trainato i così detti “passion investiment” ed i cinesi si sono distinti in questa corsa all'acquisto. Un esempio significativo: nel 2010 la Ferrari ha registrato un aumento pari quasi al 50% delle vendite in Cina rispetto al 2009.
  • I cinesi stanno facendo shopping di aziende / brand italiani del settore della nautica. Questo tipo di produzione è in grossa sofferenza come dimostrano le ultime cifre pubblicate da Ucina: in tre anni il settore ha perso il 50% del suo valore, il fatturato complessivo riconducibile a cantieristica, refitting e vendita di accessori e motori è crollato dai 6,2 Mldi Euro del 2008 ai 3,36 Mldi Euro del 2010.
  • Oltre ai Cantieri Navali di Lavagna ed ai Cantieri Dalla Pietà acquistati da società riconducili ad investitori cinesi, anche un operatore leader come Ferretti potrebbe entrare nell'orbita di un'azienda asiatica, la Shantui Heavy Ind.(Shandong Group) che si è fatta avanti offrendo apporto di liquidità in cambio di una partecipazione azionaria.
  • E' ancora in vendita anche un altro storico cantiere costruttore di yachts di grandi dimensioni, si tratta del tedesco Blohm & Voss la cui cessione al gruppo Abu Dhabi Mar è sfumata.
  • La cantieristica sta vivendo un profondo stato di difficoltà le cui motivazioni risiedono non solo nella crisi economico – finanziaria scoppiata a fine 2008, ma anche nel forte squilibrio tra domanda ed offerta determinato dalla rincorsa dell'industria coreana e dalla rapida espansione di quella cinese che hanno investito in nuova capacità produttiva in misura ben superiore alle attese di crescita della domanda di navi. Tale sproporzione è oramai da considerarsi strutturale.
  • Di seguito viene rappresentata la situazione della cantieristica europea in modo analitico valutando lo “stato di salute” delle singole unità produttive. Per qualificare lo stato di salute dei cantieri è stato considerato il rapporto (K) tra portafoglio ordini (giugno 2011) e capacità produttiva di picco (entrambi misurati in tonnellate di stazza lorda compensata - Tslc). Questo indicatore è espressione di quanto è a rischio la sopravvivenza delle singole unità produttive.

    Per ciascuno stabilimento la capacità produttiva di picco corrisponde al valore massimo delle consegne nel periodo 2008-2011. Tale valore sconta la potenzialità derivante dalla capacità di bacino ed un margine addizionale derivante dalla possibilità di modulare / ampliare il proprio output attraverso il ricorso all'esterno.
  • Viene considerato accettabile/buono un rapporto maggiore/uguale a 1,5 corrispondente ad una “visibilità” di lavoro superiore ai 18 mesi. Per contro vengono considerati “a rischio elevato/molto elevato” tutti quei soggetti che presentano un rapporto inferiore a 1,0.
INDICATORE DEL
LIVELLO DI RISCHIO (K)



LIVELLO DI RISCHIO

K=0

zero navi
in portafoglio ordini

molto elevato

0<K<0,5

circa 6 mesi
di produzione

molto elevato

0,5<=K<1,0

circa 6-12 mesi
di produzione

elevato

1,0<=K<1,5

circa 12-18 mesi
di produzione

moderato

K>=1,5

più di 18 mesi
di produzione

basso

  • Delle oltre 300 unità produttive mappate nel database Lloyd's Fairplay (elaborazioni Fincantieri) sono stati esclusi circa 60 soggetti che nel periodo 2008 -2011 hanno prodotto una sola nave. Complessivamente queste 60 unità produttive hanno consegnato in 4 anni circa 160.000 Tslc e presentano oggi un portafoglio ordini di ~ 40.000 Tslc. È un ulteriore indicatore della notevole frammentazione della cantieristica europea.
  • L'analisi non tiene conto di quei soggetti che hanno progressivamente abbandonato le produzioni mercantili per dedicarsi completamente alla costruzione di yacht o di naviglio militare.
  • Sono state quindi analizzate 193 unità produttive suddivise per dimensione: cantieri grandi (29 unità) e cantieri medio-piccoli (164). Per cantiere di grande dimensione si intende una unità produttiva in grado di produrre indicativamente un ferry medio-grande, comparabile a quelli realizzati da Fincantieri.

  • In base al portafoglio ordini a giugno 2011, 137 cantieri su 193 presentano un rapporto K inferiore a 1,0. Nel complesso a questi soggetti corrisponde una capacità produttiva di 4,6 milTslc su un totale di 6,8 milTslc.
  • 35 cantieri (13% della capacità prod.va) sono a “rischio moderato”. Il perdurare di una situazione di basso livello di acquisizioni può trascinarli nel breve periodo verso una situazione critica.
  • Solo 21 (19% della capacità prod.va) cantieri europei su un totale di 193 possiedono un carico di lavoro “accettabile” (rapporto >= 1,5) e presentano quindi un livello di rischio basso.

oltre il 71% dei cantieri e il 68% della capacità produttiva europea è in una situazione di rischio elevato / molto elevato



  • oltre l'80% dei cantieri grandi (24 su 29)
  • 2/3 dei cantieri medio piccoli (113 su 164)
presentano una visibilità di lavoro inferiore all'anno


L'analisi mette in luce che l'industria cantieristica europea è composta sempre più da singoli operatori che per propria competitività, efficienza produttiva,… riescono a stare sul mercato indipendentemente dal sistema paese in cui sono inseriti e dalle scelte di dimensionamento e di specializzazione produttiva




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