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9 febbraio 2012 10.34 GMT+1
 


25 giugno 2009   

CESA, «una parte sostanziale della comunità dello shipping e della cantieristica dovrà far fronte a fallimenti»

L'associazione prevede una ripresa relativamente veloce dei mercati dei cantieri navali europei una volta che le risorse finanziarie saranno nuovamente disponibili. Tuttavia sono necessari nuovi ordini per evitare o limitare licenziamenti temporanei o permanenti. «Le piccole e medie imprese e le società tecnologicamente meno avanzate dovranno affrontare gravi, e in alcuni casi mortali sfide»

Un'attività di costruzione navale sostenibile rappresenta l'elemento chiave per lo sviluppo futuro dell'industria navalmeccanica. Lo ha sottolineato la Community of European Shipyards' Associations (CESA) in un'analisi sulla difficile situazione attuale del comparto che evidenzia come il forte impatto della crisi economica mondiale sull'industria cantieristica tenda a porre in primo piano le scelte produttive eco-compatibili e innovative dei cantieri navali europei.

L'analisi evidenzia anche come la cantieristica mondiale dovrà attraversare un «doloroso periodo di correzione» necessario - secondo la CESA - per uscire da «un mercato fondamentalmente anomalo».

«Proprio in un momento in cui l'Europa scopre la grande opportunità di crescita legata alle nuove tecnologie per l'uso sostenibile dei mari e degli oceani - ha osservato la CESA - i principali settori marittimi affrontano la maggiore crisi della loro storia. Spinta da speculazioni male informate, una massiccia sovracapacità è stata messa in atto nello shipping e nella navalmeccanica mondiale. Tutti e tre i principali mercati di navi standard - le portacontainer, le petroliere e le navi portarinfuse - presentano in sostanza un eccesso di offerta. Se da un lato la contrazione dei volumi di carico non può riempire le navi in esercizio, dall'altro gli ordini per nuove navi emessi negli ultimi anni hanno innescato una crescita globale della flotta che sarà prossima al 50% nel 2012. Ora gli acquirenti e i loro istituti bancari ricusano i contratti firmati e sollecitano i cantieri ad accettare ritardi e cancellazioni oppure a far fronte ad una prolungata carenza di ordinativi. Ovviamente i cantieri sono riluttanti ad accogliere tali richieste, ma spesso non hanno scelta dato che molti ordini mancano dei finanziamenti e spesso i compratori devono far fronte a mancanza di liquidità».

La CESA ha sottolineato che, in occasione di incontri tra i rappresentanti della cantieristica navale mondiale, i propri esperti «sono stati tra coloro che avevano lanciato già nel 2006 un allarme sulla costruzione in atto di un enorme squilibrio tra la domanda e l'offerta pari almeno al 50%». «Tuttavia - ha rilevato l'associazione dei cantieri navali europei - l'espansione, soprattutto in Asia, è ulteriormente accelerata stimolata da una evidente mancanza di regole commerciali applicabili globalmente. Dal settembre 2008 la domanda di nuove navi è diminuita del 92%. Nel corso del primo trimestre 2009 ad un volume di produzione complessivo di 11,5 milioni di tonnellate di stazza lorda compensata si sono contrapposti nuovi ordini per soli 1,1 milioni di tslc. In questa situazione, una parte sostanziale della comunità dello shipping e della cantieristica dovrà far fronte a fallimenti».

Secondo la CESA, «la focalizzazione sulla rapida crescita è stata una delle cause principali della situazione attuale» e, in questo momento, le «attività sostenibili sono la chiave per la rotta giusta verso il futuro».

L'associazione ha sottolineato come «i produttori europei abbiano un notevole vantaggio iniziale grazie alla loro focalizzazione sull'innovazione piuttosto che sulla produzione di massa». «I cantieri navali europei - ha spiegato - hanno rinunciato ad un percorso di eccessiva espansione seguito da molti concorrenti asiatici. Essi si sono in gran parte concentrati su mercati di nicchia con requisiti di alta tecnologia che sono rimasti fondamentalmente sani e redditizi. La crisi finanziaria sta causando notevoli difficoltà anche in questi mercati, ma si prevede una ripresa relativamente veloce una volta che le risorse finanziarie saranno nuovamente disponibili. Tuttavia, dato il significativo lasso di tempo necessario per lanciare innovativi progetti di costruzione navale, anche molti cantieri navali ad alta tecnologia in Europa avranno bisogno nel corso dei prossimi mesi di nuovi ordini al fine di evitare o almeno di limitare licenziamenti temporanei o permanenti. Non è accettabile che, in assenza di condizioni di parità a livello mondiale, debbano essere causati danni irreparabili a queste competenze di primo piano».

La CESA ha confermato che «l'attuale carenza di domanda e di finanziamenti determinerà danni strutturali anche nell'industria marittima europea. In particolare le piccole e medie imprese e le società tecnologicamente meno avanzate dovranno affrontare gravi, e in alcuni casi mortali sfide».

«È necessario - ha proseguito l'associazione - un approccio coeso dei produttori europei per far sì che imprese flessibili e competitive non diventino vittime di condotte commerciali sconsiderate praticate altrove. Ampi interventi governativi in alcune parti del mondo sono suscettibili di aggravare la situazione». La CESA, sottolineando che «l'Europa ha un forte interesse a mantenere le sua capacità tecnologiche nel settore marittimo», ha concluso chiedendo «un'azione concertata a livello europeo al fine di agevolare una spinta decisiva per l'applicazione di tecnologie marittime verdi».




 
 


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