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25 giugno 2009
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- CESA, «una parte sostanziale della comunità
dello shipping e della cantieristica dovrà far fronte a
fallimenti»
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- L'associazione prevede una ripresa relativamente veloce dei
mercati dei cantieri navali europei una volta che le risorse
finanziarie saranno nuovamente disponibili. Tuttavia sono necessari
nuovi ordini per evitare o limitare licenziamenti temporanei o
permanenti. «Le piccole e medie imprese e le società
tecnologicamente meno avanzate dovranno affrontare gravi, e in
alcuni casi mortali sfide»
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Un'attività di costruzione navale sostenibile rappresenta
l'elemento chiave per lo sviluppo futuro dell'industria
navalmeccanica. Lo ha sottolineato la Community of European
Shipyards' Associations (CESA) in un'analisi sulla difficile
situazione attuale del comparto che evidenzia come il forte impatto
della crisi economica mondiale sull'industria cantieristica tenda a
porre in primo piano le scelte produttive eco-compatibili e
innovative dei cantieri navali europei.-
- L'analisi evidenzia anche come la cantieristica mondiale dovrà
attraversare un «doloroso periodo di correzione»
necessario - secondo la CESA - per uscire da «un mercato
fondamentalmente anomalo».
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- «Proprio in un momento in cui l'Europa scopre la grande
opportunità di crescita legata alle nuove tecnologie per
l'uso sostenibile dei mari e degli oceani - ha osservato la CESA - i
principali settori marittimi affrontano la maggiore crisi della loro
storia. Spinta da speculazioni male informate, una massiccia
sovracapacità è stata messa in atto nello shipping e
nella navalmeccanica mondiale. Tutti e tre i principali mercati di
navi standard - le portacontainer, le petroliere e le navi
portarinfuse - presentano in sostanza un eccesso di offerta. Se da
un lato la contrazione dei volumi di carico non può riempire
le navi in esercizio, dall'altro gli ordini per nuove navi emessi
negli ultimi anni hanno innescato una crescita globale della flotta
che sarà prossima al 50% nel 2012. Ora gli acquirenti e i
loro istituti bancari ricusano i contratti firmati e sollecitano i
cantieri ad accettare ritardi e cancellazioni oppure a far fronte ad
una prolungata carenza di ordinativi. Ovviamente i cantieri sono
riluttanti ad accogliere tali richieste, ma spesso non hanno scelta
dato che molti ordini mancano dei finanziamenti e spesso i
compratori devono far fronte a mancanza di liquidità».
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- La CESA ha sottolineato che, in occasione di incontri tra i
rappresentanti della cantieristica navale mondiale, i propri esperti
«sono stati tra coloro che avevano lanciato già nel
2006 un allarme sulla costruzione in atto di un enorme squilibrio
tra la domanda e l'offerta pari almeno al 50%». «Tuttavia
- ha rilevato l'associazione dei cantieri navali europei -
l'espansione, soprattutto in Asia, è ulteriormente accelerata
stimolata da una evidente mancanza di regole commerciali applicabili
globalmente. Dal settembre 2008 la domanda di nuove navi è
diminuita del 92%. Nel corso del primo trimestre 2009 ad un volume
di produzione complessivo di 11,5 milioni di tonnellate di stazza
lorda compensata si sono contrapposti nuovi ordini per soli 1,1
milioni di tslc. In questa situazione, una parte sostanziale della
comunità dello shipping e della cantieristica dovrà
far fronte a fallimenti».
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- Secondo la CESA, «la focalizzazione sulla rapida crescita
è stata una delle cause principali della situazione attuale»
e, in questo momento, le «attività sostenibili sono la
chiave per la rotta giusta verso il futuro».
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- L'associazione ha sottolineato come «i produttori europei
abbiano un notevole vantaggio iniziale grazie alla loro
focalizzazione sull'innovazione piuttosto che sulla produzione di
massa». «I cantieri navali europei - ha spiegato - hanno
rinunciato ad un percorso di eccessiva espansione seguito da molti
concorrenti asiatici. Essi si sono in gran parte concentrati su
mercati di nicchia con requisiti di alta tecnologia che sono rimasti
fondamentalmente sani e redditizi. La crisi finanziaria sta causando
notevoli difficoltà anche in questi mercati, ma si prevede
una ripresa relativamente veloce una volta che le risorse
finanziarie saranno nuovamente disponibili. Tuttavia, dato il
significativo lasso di tempo necessario per lanciare innovativi
progetti di costruzione navale, anche molti cantieri navali ad alta
tecnologia in Europa avranno bisogno nel corso dei prossimi mesi di
nuovi ordini al fine di evitare o almeno di limitare licenziamenti
temporanei o permanenti. Non è accettabile che, in assenza di
condizioni di parità a livello mondiale, debbano essere
causati danni irreparabili a queste competenze di primo piano».
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- La CESA ha confermato che «l'attuale carenza di domanda e
di finanziamenti determinerà danni strutturali anche
nell'industria marittima europea. In particolare le piccole e medie
imprese e le società tecnologicamente meno avanzate dovranno
affrontare gravi, e in alcuni casi mortali sfide».
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- «È necessario - ha proseguito l'associazione - un
approccio coeso dei produttori europei per far sì che imprese
flessibili e competitive non diventino vittime di condotte
commerciali sconsiderate praticate altrove. Ampi interventi
governativi in alcune parti del mondo sono suscettibili di aggravare
la situazione». La CESA, sottolineando che «l'Europa ha
un forte interesse a mantenere le sua capacità tecnologiche
nel settore marittimo», ha concluso chiedendo «un'azione
concertata a livello europeo al fine di agevolare una spinta
decisiva per l'applicazione di tecnologie marittime verdi».
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